Giambattista Vinco: L' angelo

 

Nel 1968 il prof. Giambattista Vinco da Sesso da Bassano del Grappa, ispirato dall’angelo del campanile della pieve di Tregnago, scrive “L’Angelo”. La poesia apparve nel n. 2 di “Taucias Gareida” del dicembre 1969, a cura del maestro Carlo Nordera di Giazza, che la trascrisse nell’idioma cimbro tredicicomunigiano.

Questa è la versione originale in italiano.

 

Ho visto l’angelo
cogliere fuggitive rose
in un mattino di primavera,
l’ho visto assiso nell’azzurro
guardare lontano
oltre il verde mansueto dei colli.

Diradata la pioggia,
l’ho visto emergere grondante
in una vergine danza di colori;
l’ho visto accogliere
nelle sue caste mani
l’algida innocenza della neve.

E le sue dolcissime lacrime
ho visto piovere
sull’amara pietra delle tombe.

Ma questa sera dal campanile
l’angelo sorride
e accarezza le nostre parole
e i colombi che s’annidano.

Giambattista Vinco
Tregnago, 1968

 

Ecco la traduzione in taucias gareida della poesia, da parte di C. Nordera.

 

I han gasecht an enghel veizan-au schuane roasan in an tach ‘un langaz, i haninj gasecht gaseitzat in de belt, loutzan veare drubar de gruane pueln ‘un poudan. Benje iz hat gatousalt i haninj gasecht hoagarsi un rinjan in a gaverbata himmlische gatanza, i haninj gasecht darhaltan in saine himmlische hente gaizate, baize helbischan. ‘Un ogan de troupfe hanj gasecht valjan un regan droubar ‘un graban de bente. Haint douban, pai de kljoukan lachat ghearne in engal, lusat usarne guate bortar un vuatat ‘un taupen iz est.